Sei pronto per addentrarti nel labirinto delle parole complicate e delle frasi interminabili? Oggi parliamo del burocratese, del legalese e delle altre “antilingue”.

Nella lingua italiana, spesso ci troviamo davanti a strutture che complicano il significato di una frase, tanto da far venire il mal di testa. Questo avviene in particolare in settori specializzati in cui si parlano lingue come il burocratese e il legalese.

Ecco alcuni esempi che ci fanno seriamente dubitare se non sia meglio rivolgerci a un traduttore da italiano… a italiano, per scivolare agevolmente tra queste intricate sfumature linguistiche.

Viaggeremo nel territorio dell’antilingua, un concetto frutto del genio creativo del nostro tanto amato Italo Calvino: si tratta di una lingua che arriva ad essere quasi artificiale. Come la lingua burocratica, tipica dei della Pubblicazione Amministrazione e dei Tribunali.

Il burocratese è l’antilingua per eccellenza, ma il legalese e il fiscalese seguono a ruota

Il burocratese, il legalese e il fiscalese sono tre sfaccettature linguistiche quasi incomprensibili per chi non è esperto in questi settori. Possiamo paragonarle senza esagerazione a delle vere e proprie barriere di accesso all’informazione per i cittadini, che possono sentirsi esclusi e confusi di fronte ai documenti ufficiali.

Il burocratese, in particolare, è impersonale, freddo e fatto apposta per complicare la comunicazione.

Immagina un cartello messo all’ingresso di un parco giochi per bambini con questa dicitura: Si avvisa che è fatto espresso divieto di far entrare cani nel parco giochi.

I bambini che hanno paura dei cani potrebbero spaventarsi. Oppure potrebbero non sapere come avvicinarsi a un cane mettendo in pericolo sé stessi. Ma perché usare una lingua così artificiale? Basterebbe scrivere: Per motivi di sicurezza l’entrata dei cani nel parco non è permessa.

Quando poi si tratta di comunicare i diritti e i doveri delle persone oppure i loro obblighi fiscali, è fondamentale rendere accessibili a tutti tali informazioni in modo da favorire una maggiore comprensione e partecipazione attiva dei cittadini.

Che cos’è il legalese e chi lo usa

Il legalese è il linguaggio complesso e tecnico utilizzato nel campo del diritto. La sua complessità deriva spesso dall’uso di:

  • frasi lunghe e dalla struttura grammaticale elaborata
  • tecnicismi ed espressioni specifiche
  • molte citazioni

Il legalese è ottimo nella comunicazione tra due avvocati. Quando però, ad esempio, un avvocato deve spiegare il contenuto di un ordine del giudice al suo cliente, che non ha molta conoscenza delle leggi, deve farlo in modo semplice e comprensibile.
Vediamo un piccolo glossario di alcuni termini in legalese:

Legalese:Italiano comune:
attorechi promuove un’azione civile
convenutochi subisce un processo civile
citazioneinvito scritto, a volte un ordine
dibattimentoparte centrale del processo
ovvero (oppure)oppure (cioè)

Che cos’è il fiscalese e chi lo usa

Anche il mondo della tassazione non si sottrae a questa realtà. Il suo linguaggio è notoriamente complicato, popolato da termini tecnici, precisi e specifici che, agli occhi del cittadino comune, possono risultare indecifrabili.

Semplificare questa fitta selva di parole tecniche è un passo fondamentale per favorire la trasparenza e stimolare l’interesse dei cittadini verso la materia fiscale.

Vediamo un piccolo glossario di alcuni termini in fiscalese:

Fiscalese:Italiano comune:
aliquotaè la percentuale che si applica per calcolare l’imposta da pagare.
fatturatoinsieme delle vendite
gettitoentrate che lo Stato e altri Enti realizzano imponendo una tassa
onere deducibilespese che la legge consente di detrarre dall’imponibile
valori bollatimarche da bollo e carta da bollo
Italo Calvino, il creatore del termine antilingua

L’antilingua di Calvino

Abbiamo detto che chi per primo ha definito l’antilingua è stato nel 1965 lo scrittore  Italo Calvino. Egli pubblicò un articolo dove fece una chiara denuncia di come in alcuni settori si abusi di un linguaggio quasi artificiale che egli definì antilingua. Nell’articolo presentò un esempio molto efficace:

Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quello che ha da dire nel modo più preciso e senza dire una parola di troppo: “Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata”.

Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: “Il sottoscritto, essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di aver effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante”.

Oltre a darci un esempio perfetto di antilingua, il brano di Calvino ci racconta come essa nasce. Da un lato abbiamo il cittadino che si sforza di non aggiungere parole superflue. Dall’altro c’è il brigadiere, cioè il burocrate, che “traduce” le parole semplici del primo nell’antilingua artificiale della sua relazione:

  • stamattina diventa prime ore antimeridiane
  • la stufa diventa l’impianto termico
  • i fiaschi di vino diventano prodotti vinicoli
  • la cassa del carbone diventa addirittura il recipiente adibito al contenimento del combustibile

Quel che è peggio è che l’antilingua si è fatta strada anche in settori che dovrebbero favorire un linguaggio semplice e comprensibile per tutti i cittadini, a vantaggio di una comunicazione chiara e immediata.

L’antilingua è intorno a noi

La incontriamo ovunque: tra le pagine dei giornali; nella sala d’attesa del medico; durante la spesa al supermercato o nella piccola bottega sotto casa.

Siamo circondati da frasi come:

  • Si prega di…
  • Si avvisa la gentile clientela che…
  • È necessario che…
  • Ne consegue che…

Sono solo esempi banali, ma la realtà è che se adottiamo l’antilingua, quasi nessuno ci comprenderà, mentre tutti noi ci esprimiamo perché desideriamo comunicare con qualcuno.

L’antilingua, invece, ci allontana dai nostri interlocutori, dando troppa importanza alla forma invece che al contenuto. Senza contare che, come insegnante di italiano, ti assicuro che rende difficile la vita a chi sta imparando l’italiano.

Le tre regole d’oro per la semplificazione

Semplificare è un piacere per tutti! E ricorda, non vogliamo spaventare il lettore! Quando devi scrivere un testo in italiano, segui queste semplici regole:

Regola:Non scrivereScrivi:
   
Usa la forma personaleSi avvisa che le consegne sono sospese fino a nuovo avvisoLe consegne sono sospese fino a nuovo avviso
   
Segui la costruzione soggetto + verbo + oggetto, evita la forma passivaL’ufficio verrà riaperto a settembreRiapriremo a settembre
   
Usa i verbi e non le nominalizzazioniHo comprato delle forbici per la potatura delle roseHo comprato delle forbici per potare le rose
   

Hai bisogno di aiuto?

Se hai bisogno di una traduzione, leggi le opinioni di chi mi ha già affidato i propri testi e rivolgiti a me che ho un’esperienza quasi ventennale nel campo della traduzione. Chiedimi un preventivo senza impegno. Ricorda sempre di specificare:

  • in quale lingua deve essere tradotto il tuo testo
  • il Paese in cui deve essere presentato
  • eventuali istruzioni specifiche

Se, invece, hai bisogno di un aiuto per rivedere un testo che hai scritto in italiano, rivolgiti a me per una consulenza linguistica! Oltre a essere traduttrice, insegno italiano con successo da quasi 10 anni: leggi le opinioni di chi è stato mio studente!

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