AA.VV. Pesadelo. Racconti d’angosce e ossessioni dal Brasile.
Traduzione e cura di Francesca Felici e Tiziana Tonon.
Collana Piccoli Mondi Plus (ABEditore, 2023)
Pesadelo, ovvero: “incubo”. In una successione di racconti maniacali, cruenti, onirici, dall’ambientazione urbana o ispirati alle credenze popolari e alla spiritualità indigena dell’Amazzonia, questo libro raccoglie una selezione di racconti che declinano il tema dell’ansia nelle molteplici varianti in cui la letteratura fantastica brasiliana ha saputo interpretare il proprio potenziale fobico.
Incipit di “La casa dei morti” di Júlia Lopes de Almeida
TESTO ORIGINALE
Que frio e que negrume!
E eu ia andando no meio da treva, corajosa e firme, em busca daquela que me deu a vida, que me criou nos seus seios, que me enchia as faces de beijos e me vestia a alma de alegrias.
Eu estava agora faminta, mal vestida, mal consolada, cheia de mágoas, saudosa do seu afago quente e doce, da sua palavra cheirosa como o mel da abelha em tronco de especiaria.
E fui andando na treva, seguindo uns passos que eu ouvia, não sei de quem, não sei para onde.
Nem uma estrelinha orientadora; tudo era mudez; só aqueles passos diante de mim: tan, tan, tan, tan, como marteladas através de uma parede grossa!
E fui, sem medo, até que os passos pararam e uma porta se abriu sem rumor, larga e macia. Veio uma rajada; encostei-me ao umbral e divisei então, a uma luz frouxíssima, uns vultos mal definidos, quase apagados.
Perto de mim um homem, embuçado como um esquimó, tirou da cabeça um fardo e pousou-o no chão; depois, voltando-se, disse- -me com uma voz soluçada como o vento na ramaria de um salgueiro:
– Por que vieste atrás de mim? Esta é a casa dos mortos. Vai-te embora! A estrada negra é proibida aos vivos; és o primeiro que a percorre toda sem ter morrido..
TRADUZIONE
Che freddo e che oscurità!
E io stavo camminando in mezzo alle tenebre, coraggiosa e determinata, alla ricerca di colei che mi aveva dato la vita, che mi aveva nutrita al suo seno, che mi copriva la faccia di baci e vestiva la mia anima di allegria.
Adesso ero affamata, mal vestita, sconsolata, avevo la morte nell’anima e nostalgia delle sue carezze affettuose e dolci, delle sue parole profumate come il miele d’api in un tronco speziato.
E continuai a camminare nelle tenebre, seguendo dei passi che sentivo, non so di chi fossero, non so dove fossero diretti.
Neanche una piccola stella ad orientarmi, tutto era silenzio, all’infuori di quei passi davanti a me: toc, toc, toc, toc, come martellate attraverso una parete spessa!
E andai avanti, senza paura, fino a che i passi smisero e si aprì, senza far rumore, una porta ampia e leggiadra. Arrivò una raffica: mi appoggiai allo stipite e scorsi allora, in una luce molto fioca, dei volti indefiniti, quasi sbiaditi.
Vicino a me un uomo, coperto come un eschimese, si tolse dalla testa un peso e lo posò per terra; poi, voltandosi, mi disse con una voce interrotta dai singhiozzi come il vento tra le frasche di un salice:
«Perché mi hai seguito? Questa è la casa dei morti. Vattene via! La strada nera è vietata agli esseri vivi; tu sei la prima persona a percorrerla tutta senza essere morta…»